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  In quest’ambito, le terapie digitali si sono dimostrate capaci di ridurre significativamente i livelli di emoglo- bina glicata (1,7-2 punti di media), il che rappresenta l’outcome fondamentale, con un rilevante impatto cli- nico nei primi 3-6 mesi di utilizzo, nonché di migliorare l’aderenza terapeutica e il controllo glicemico, come dimostrato da oltre quaranta pubblicazioni scientifiche. Tuttavia, le terapie digitali non sono ancora entrate nel mainstream healthcare, forse a causa di alcuni ostacoli: i pazienti devono necessariamente essere dotati di un device. Nonostante l’apparente universalità di smart- phone e tablet, non è certo scontato che tutti abbiano accesso a un dispositivo in grado di supportare i sistemi operativi utilizzati dalle terapie digitali.
Un’indagine del 2019 condotta dal Pew Research Center ha messo in luce che l’81% degli adulti negli Stati Uni- ti possiede uno smartphone, ma le terapie digitali sono compatibili solo con i più comuni sistemi operativi usati dai device (Apple iOS e Android). I pazienti che usano di- spositivi meno popolari potrebbero quindi non riuscire ad accedere alle terapie. Un’altra barriera potrebbe es- sere di tipo culturale e risiede nella difficoltà a distingue- re questi prodotti dalle più generiche applicazioni offerte dal mercato digitale della salute. Per le persone comuni, ma anche per i professionisti sanitari, può essere com- plesso distinguere applicazioni di scarso valore e prive di evidenze sperimentali da quelle con comprovato va- lore terapeutico. Inoltre, i soggetti paganti preferiscono rimborsare le terapie solo dopo aver acquisito prove solide di outcome clinici in una cornice temporale. Alcu- ne critiche all’adozione delle terapie digitali provengono anche della comunità scientifica. Per esempio, il lavoro di Evans e colleghi35 su EndeavorRXTM si è focalizzato sul fatto che questo videogioco indicato per la terapia di ADHD nei bambini manchi in effetti di robuste evidenze a supporto della sua efficacia. Soprattutto, viene eviden- ziato che il training cognitivo su cui si basa sarebbe poco efficace dal punto di vista ecologico, ovvero nel miglio- rare i veri problemi comportamentali che affliggono i bambini con ADHD. Gli autori sostengono che esistano molti trattamenti psicosociali o comunque non farma- cologici che hanno dimostrato una maggiore efficacia e
che, proprio in virtù di tale limite, questa terapia digita- le non venga raccomandata dalle Società scientifiche e professionali di riferimento.
Inoltre, nell’ambito delle malattie croniche che tipica- mente affliggono i soggetti anziani, gli strumenti che dovrebbero aiutare a sopportare il peso dell’autoge- stione possono creare – paradossalmente – un carico di distress ancora maggiore. Pertanto, è stata evidenziata l’importanza di sviluppare proposte che risultino com- patibili con le possibilità di gestione di questi soggetti, considerata, per esempio, la maggior propensione dei pazienti diabetici a sviluppare sintomi depressivi anche di rilevanza clinica. I dati sull’età media delle persone che dovrebbero usufruire e beneficiare di una terapia digitale inducono a una riflessione sulla necessità di individuare, come discusso sopra, strumenti che sia- no realmente accessibili e che siano percepiti e vissuti come parte delle proprie possibilità d’azione.
La mancanza di competenze digitali adeguate e di in- teroperabilità dei dati sono state individuate come ul- teriori possibili barriere. Purtroppo, l’Italia si colloca al quartultimo posto in Europa secondo l’indice di digita- lizzazione, pur avendo visto un’importante accelerazio- ne in fase pandemica. La strategia nazionale, entro il 2026, è il raggiungimento del traguardo del 70% di com- petenze digitali acquisite nella popolazione.36
Uno degli outcome importanti delle terapie digitali ap- plicate al miglioramento delle paologie croniche è cer- tamente il miglioramento dell’aderenza alle terapie, che passa attraverso una corretta assunzione di quanto prescritto dal curante, ma anche da una modificazione dello stile di vita del malato o dei suoi caregiver, che as- sumono un atteggiamento più consapevole.
La letteratura di settore indica che il farmacista è un soggetto che riveste un grande potenziale nella presa in carico dell’aderenza terapeutica, nel suo ruolo di edu- catore sanitario e di presenza accessibile e costante sul territorio. Pertanto, la messa in campo di iniziative con- crete a favore della promozione dell’aderenza terapeu- tica attraverso il sistema farmacia potrebbe esercitare un grande impatto anche a livello di mediazione cultu-
G.L. Colombo et al. / CLINICO ECONOMICS ITALIAN ARTICLES ON OUTCOMES RESEARCH / VOL 16 / ANNO 2021 / PAG. 49-66 63



























































































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